Nicolò Grippaldi: Dei Pinti 2018

Nicolò Grippaldi: Dei Pinti 2018

Quando ho conosciuto Nicolò fuori pioveva, io ero a casa e cazzeggiavo su Instagram; mentre scrollavo con poca attenzione mi è comparso un nome che mi rimase in testa: Il Biodinamico. Non trovate che almeno come sonorità sia un nick fantastico? Bene, chiacchierandoci assieme è venuta fuori una bellissima storia che merita di essere raccontata senza però essere interpretata, ma solo riportata. Prima di parlarvi di uno dei suoi vini, vorrei che Teo, il cane di Nicolò, raccontasse la loro storia. Quanto segue è la sua storia raccontata dalla sua…voce!

Il mio bipede si chiama Nicolò Grippaldi. E’ un piccolo vitivinicoltore biodinamico dI Gagliano Castelferrato, borgo a 650 metri sul livello del mare in provincia di Enna, Sicilia.

Il vigneto è stato piantumato nel 2015 per un totale di circa 11 mila barbatelle di cui produttive 7000 circa, perché l’umano sta innestando le altre pian pianino, altrimenti non riesce a gestirle da solo. 

Il sesto di impianto è 2.70m x 0.90 m spalliera guyot, metà vigneto è Nerello Mascalese, l’altra metà Nero d’Avola. L’altitudine va dai 650 ai 700 m slm, esposizione sud, orientamento filari sud/sud-est, praticando l’agricoltura (e la filosofia) biodinamica, ha scelto di non utilizzare irrigazione o irrigazione forzata: la terra dà, la terra prende.

La produzione media per ogni singola vite è di circa 1.5kg/2kg in base alla vigoria di ogni singola vite. La gestione del vigneto è completamente in biodinamica da quando è stato piantato; le uniche sostanze chimiche che utilizza il mio padrone sono piccole quantità di zolfo in polvere e piccole quantità di rame, se necessario in base ai vari stati fenologici della vite rapportati alle condizione meteorologiche.

Tutte le operazioni che Nicolò svolge sul secco e sul verde nella pianta sono completamente manuali, ogni lavorazione è rapportata a un calendario astronomico lunare e in due fasi dell’anno dinamizza un preparato biodinamico chiamato 500 a base di cornoletame ed erbe officinali, mentre in pre vendemmia effettua un altro preparato chiamato 501 a base di quarzo.

Nicolò Grippaldi: Dei Pinti 2018

Le operazioni in cantina sono totalmente rapportate a un calendario astronomico lunare e non vengono modificati i parametri analitici di mosto e uva, uva che deve arrivare perfettamente sana e con parametri analitici di maturazione eccellenti. Il mio padrone utilizza solo basse dosi di solforosa es 2g per hl.

In cantina la fermentazione parte spontanea senza alcuna aggiunta di inoculi o sostanze chimiche, anche se ammesse a norma di legge, non sono ammesse da Nicolò. L’umano effettua rimontaggi aperti e follature manuali ogni 4 ore circa per tutta la fase della fermentazione alcolica, segue malolattica spontanea (se il vino decide di farla ovviamente), sulle bucce, avendo in cantina una temperatura costante di circa 20 gradi.

Fermentazioni e affinamenti in tini di cemento da 25hl Nicovelo non vetrificato.

Nell’annata 2018 anno della prima vendemmia ufficiale l’uva è rimasta 2 giorni in macerazione prefermentativa e una volta completata la fermentazione alcolica, c’è stata una macerazione post fermentativa di circa un mese; una volta svinato, il vino è rimasto sulle fecce fini con continui batonnage fino a giugno dopodichè, messo sul pulito ad agosto 2019, è andato in bottiglia ed è rimasto in affinamento in vetro fino ad oggi.

Da questa vendemmia il mio padrone ha tirato fuori tre vini.

Spinasanta (3800 bottiglie e 290 magnum) Nerello Mascalese in purezza DOC SICILIA, il quale è stato inserito da Luca Maroni nell’annuario dei migliori vini italiani con punteggio 93.
Dei Pinti (2800 bottiglie e 217 magnum) Nero d’Avola 80% e Nerello Mascalese 20% chiamato Dei Pinti, DOC SICILIA, eletto da Luca Maroni come miglior vino biodinamico dell’anno e inserito nell’annuario dei migliori vini italiani con pt di 95.
Infine Le Domeniche di Teo (2000 bottiglie di Nerello Mascalese) Doc Sicilia che, a differenza degli altri due, ha fatto fermentazione in cemento ma affinamento in acciaio.
Nella Provincia di Enna il mio umano Nicolò è l’unico vitivinicoltore perché dopo la fillossera i vigneti sono stati completamente estirpati e si è passati a un’agricoltura di sussistenza zootecnica e cerealicola; nonostante la giovane età delle vigne i vini esprimono un’identità decisa e precisa di quello che è il loro terroir.
Teo il cane!

Nicolò Grippaldi: Dei Pinti 2018

Questa è la loro storia e come promesso io non c’ho messo bocca, forse ho corretto una spaziatura o due, ma i concetti sono tutti farina del loro sacco. Nicolò mi diede due sue bottiglie (attraverso un amica che lavorava li) durante la manifestazione sui migliori vini d’Italia; sono rimasti in cantina sino a oggi che non ho deciso di aprirne uno: andiamolo a vedere assieme.

Questa è la bottiglia 2703 e il fatto che sia numerata mi piace subito molto; il tappo in canna da zucchero è protetto da una capsula di cera – altra cosa che mi piace moltissimo. Leggiamo un attimo il retro etichetta che recita quanto segue:

Questo retro etichetta ci dice che è un blend; il motivo per cui il 20 % è Nerello Mascalese sta nel fatto che il Nero d’Avola non riusciva a riempire i 2500 litri del tino e quindi ha dovuto aggiungere circa cinquecento litri di Nerello. Adesso che è tutto chiaro possiamo passare ad analizzare il vino.

Nicolò Grippaldi: Dei Pinti 2018

Colore rosso cupo e violaceo; ha una buona trasparenza. Sapete benissimo che dell’effetto mare delle Maldive non mi interessa ma ritrovarlo nel bicchiere è indice di un lavoro ben fatto e preciso. Il vino è bello, non artificiosamente bello ma naturalmente bello e questo è per me il merito di un esame visivo come questo.

Quello di cui posso essere sicuro è che non ha subito ne filtraggio ne chiarifiche. Il vino si vede essere vivo, meravigliosamente vivo.

Passiamo all’olfattiva, qui dobbiamo tener presente che è la prima vendemmia, che il vigneto si sta facendo da se e quindi una certa immaturità è plausibile anzi addirittura auspicabile.

Per parlare di questo naso dobbiamo capire un fatto importante, per evitare di dire fesserie devo stare molto attento.

In Sicilia mi è capitato di bere altri Nero d’Avola naturali, quello che ho sempre trovato è un profilo aromatico diverso da quello che trovo in altri vitigni a bacca rossa. Il Nero d’Avola è un vino caldo, materico, passionale, sensuale e bello senza essere estetico ma il suo profilo aromatico parte da una affermazione: il Nero d’Avola è un vino notturno.

Ha un forte impatto vinoso che dobbiamo interpretare, come se fosse un libro dalla trama complicata o un disco di un virtuoso di qualche strumento. Non è questo un vino dove metti il naso due secondi e già sai tutto, lo devi portare lungamente con te e non puoi essere superficiale.

Su una nebbia vinosa spunta dalla notte una figura, è ammantata di un sottile vestito scuro: il fruttato emerge piano piano con note di mora, pepe, fiori d’acacia, l’olfattiva onestamente è un pò impastata come una band che non ha fatto un perfetto sound check, questo perché l’alcol spinge un pochino troppo ancora; secondo me non è un difetto ma è solo il vino che è ancora un filino troppo giovane, e non dimentichiamoci che stiamo parlando comunque di una prima annata: di conseguenza un risultato così è già miracoloso. Vedremo nelle prime annate, soprattutto cosa succederà se riuscirà a vinificare questo vitigno in purezza.

Andiamolo ad assaggiare.

Il sorso è caldo e pieno di frutto, l’acidità è buona e sostiene una massa importante, massa che per l’inciso ho trovato sempre in questo vitigno. Quando è giovane (sia che si beva Calcareus di Gueli che si beva Harmonium Firmato) il carattere del Nero d’Avola è sempre magmatico, col frutto in primo piano che spara e spinge su tutto; anche in questo sorso ci trovo un pizzico di alcol che sgomita…nulla che un anno in bottiglia non possa sistemare o che le prossime vendemmie non possano sistemare.

In conclusione? Come è questo vino? Si tratta di un vino vivo, passionale e umorale, caldo e notturno! Non è un vino che entra in una stanza e si fa notare per la sua eleganza ma per la sua schiettezza, per la sua chiarezza.

Un vino che è come si promette e questo è un grande merito!

Dove potete comprarlo? Dovete contattare il produttore, a oggi non conosco e-commerce che lo vendono.

Nicolò Grippaldi: Dei Pinti 2018

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3 commenti su “Nicolò Grippaldi: Dei Pinti 2018”

  1. Gabriele Passanisi

    Un esempio della laboriosità, dell’ingegno e dell’amore che molti, tanti siciliani hanno e che produce frutti di eccellenza, troppo spesso poco conosciuti (ma forse il limite, se limite deve esserci, è che per essere prodotti di eccellenza, devono essere prodotti di nicchia).

    1. Però contemporaneamente io sti vedendo negli ultimi anni fiorire una infinità di piccole nuove realtà . Questo sta trasformando la Sicilia in qualcosa di nuovo e sicuramente più dinamico

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