W-world:apocalisse liquida.

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W-world:apocalisse liquida.

Nino si stiracchiò, lentamente riprese contatto con la realtà.

“Che bello essere vivi” pensò il suo cervello ancora annebbiato dal sonno, mentre fuori il rumore della pioggia faceva innalzare il profumo dell’ozono.

Provò a stiracchiarsi, ma aveva avvinghiato addosso Eloia, la ragazza dai capelli biondo rossicci con cui aveva giaciuto la notte prima: la guardò distrattamente, magra come un fuso, due piccoli seni e una spruzzata di efelidi. L’aveva salvata qualche giorno prima e da allora si era attaccata a lui come ad un messia…cosa che infondo lui era. Sorrise.

Prima dell’apocalisse magari non l’avrebbe neppure guardata, ricorrendo chiappe patinate ma adesso doveva ammettere che non solo a letto riversava un misto di passione e dolcezza, ma si stava rivelando anche una buona compagna di viaggio. Una scintilla in lui, sperò che non morisse presto come le altre.

Strisciò via dal letto di quella casa e spostando appena appena le tende guardò nel piazzale della villa: ne contò solo tre! Bene…

Ando silenziosamente in bagno; orinò, provó a lavarsi le mani ma non c’era acqua in quella casa , poi prese la bottiglia e versò due bicchieri.

Guardò l’etichetta con sguardo cinico.

Terre dell’angelo

Un vino campano, non era affatto male.

Bevve con calma un bicchiere annusando il dolce profumo del vino.

Sapido, di buona struttura: poco aromatico era un bellissimo apri danze; un vino che come aperitivo non sfigurava dinanzi a nulla e che reggeva piatti anche complessi, come una quiche salsiccia e zucca.

Soffiò nell’etilometro, lesse il valore e sorrise.

Andò verso il letto per svegliare la ragazza

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“Crash” un rumore di vetro infranto da basso…

“Mai il tempo di fare colazione” pensò Nino e afferrò il grosso machete, si vede che quei tre che aveva visto fuori erano entrati: dovevano averli fiutati.

La ragazza intanto era sveglia e seppure solo con la lingerie addosso aveva già preso in mano la spranga d’acciaio con cui andava sempre in giro.

Nino le fece segno di bere il vino poi scese, lasciandola con questa immagine in mente.

Ripensò alle cene in famiglia, ora il rischio era che lui poteva diventare la cena.

Scese le scale silenziosamente e ne vide uno che armeggiava con delle corde: la trappola aveva funzionato, prese il machete … sssziph direttamente sulla testa che esplose con il rumore di una zucca marcia: quell’orrendo materiale fluorescente colò dal corpo che si accasciò.

Nino cercò con lo sguardo altri e li vide: erano due, sporchi, laceri e inumani.

Una volta lui sarebbe stato un obeso, lei probabilmente una tossica magrissima e con il naso sfigurato dalla modernità: ma ora su di loro il fungo aveva agito.

Ripenso a quando due anni prima c’era stata la prima ondata; nessuno capiva cosa fosse e perché si sapeva solo che la gente moriva… e poi si rialzava… e cominciava a mordere, strappare divorare tutti e tutto ciò che fosse vivo.

Come il suo fratellino, fra le fauci di sua madre, pistole la memoria.

Le due creature emisero il loro ticchettante urlo e si lanciarono

La mia batcaverna!

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Nino scansò la prima, alzò il machete ma l’altra era stata più veloce.

Fu colpito al petto e scaraventato all’indietro. Boom finì su un divano, fortuna che c’era ma adesso aveva le fauci bavose, grumi di sangue a pochi centimetri dal volto mentre l’essere cercava di mordere!

Tic tic tic…

facevano i denti…rumore sordo poi fu investito da un getto di materiale celebrale fluorescente.

Eloia aveva spaccato la testa a colpi di spranga.

Mancava l’ultimo: il ciccione.

Era in due…fu rapido e veloce.

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All’inizio nessuno sapeva cosa fosse successo; ma ci volle poco per capire la causa della mutazione… una spora di un fungo, mutato a causa delle radiazioni dei telefonini aveva infettato un gruppo di influenzer astemi: era un epidemia di vanità visto che tutto è vanità di vanità.

In un anno il mondo era finito, non cera un vaccino…cera solo una certezza: l’alcol poteva rallentare o fermare l’infezione e se il tuo tasso alcolico era superiore allo 0,6 loro non ti vedevano.

Nino era stato morso, come tutti! Praticamente per sopravvivere doveva bere costantemente un pò di alcol; muoversi per non farsi sbranare e un bicchiere di vino. Questo ormai era il suo stile di vita! Fecero velocemente colazione con quanto restava del Pallagrello.

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Nino ed Eloia andarono via da quella casa, una volta che erano stati avvistati da un essere , presto en sarebbero arrivati altri, col giorno si nascondevano di solito, ma comunque bisognava muoversi.

Passarono la mattinata a cercare previste nel paesino che incontrarono: ne uccisero otto.

Nino fu graffiato, era stanco e stremato.

Trovarono un luogo appartato, e dopo che il graffio fu pulito e disinfettato si prepararono per mangiare: fortunatamente avevano trovato una bottiglia.

Podere Gusto Sangiovese

Vinificato in purezza senza l’inoculo di nessun lievito selezionato, venti giorni di fermentazione e lunga macerazione sulle bucce.

Un vino, questo, di grande equilibrio e freschezza in cui le note balsamiche si compongono a costruire un ricordo di boiserie d’altri tempi.

Lo sorbirono in silenzio mentre si leccavano le ferite e in cucina, nel forno la cena cuoceva.

Nino pensò a che fortuna ad essere in Italia, trovare ancora del buon vino, ora che l’umanità era praticamente quasi finita, nessuno avrebbe lavorato più i campi; anche se aveva sentito via radio le comunicazioni di alcuni monasteri ed era li che stavano andando.

Il vino si apre. Il suo bouquet salvò la mente dei due ragazzi…era veramente ben fatto e stimolò il silenzio. Divenire un’intima conversazione sussurrante; Eloia si accoccolò e per una mezz’oretta si assopirono.

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Furono svegliati da un ticchettio; aprirono gli occhi e videro che intorno a loro ce n’erano a centinaia .

Si muovevano a scatti, li fiutavano ma non li vedevano, e non vedendoli ondeggiavano come i peduncoli di un anemone…

Nino bestemmiò dentro di se, guardò la ragazza, le toccò il viso e disse senza emettere un suono.

“Siamo morti”

la ragazza annuì.

Ma poi come uno sparo di notte scoppia il trillo di una sveglia!

Il forno, in cui stava cuocendo la cena , suonò

Le creature si girarono emettendo un ticchettante urlo e si lanciarono verso quel suono, cieco, attirate solo dal rumore.

I due ragazzi afferrarono gli zaini. Si lanciarono verso la porta! Non era stata chiusa, ecco come erano entrati.

Nino si diede del coglione ma fu fuori. Corsero corsero corsero.

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Trovarono rifugio sul campanile della chiesa…erano troppo stanchi per scappare ancora. A digiuno, sporchi e stremati, fecero l’amore in maniera selvaggia e come se un domani non ci fosse! Difatti non c’era.

Sotto al campanile sprangato se ne radunarono a migliaia di quelle cose striscianti e cieche…venivano dappertutto.

“Siamo in trappola” disse il ragazzo, la ragazza annuì.

Presero dallo zaino la bottiglia, bevevo l’ultimo sorso rimasto e godettero del meraviglioso sapore di quel sangiovese così vero e così vivo, mentre la morte ticchettava con denti rotti sotto di loro.

To be continued!

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