Ora et Labora.


I monaci lo sanno! hanno scelto, ne hanno fatto tesoro, magari hanno sofferto ma ora lo sanno che
non serve per forza essere perfetti, la bellezza del mondo sta nei suoi difetti.

Non voglio impelagarmi in discorsi religiosi, ma sottolineare quanto le comunità monastiche siano ai più sconosciute, abbiamo idee, supposizioni ma in realtà non ne sappiamo nulla .
All’interno di quei luoghi antichi, che hanno salvato e sviluppato la cultura europea, esseri umani poveri sono ricchi; sono ricchi del loro lavoro, sono ricchi del saper usare le mani, sono ricchi delle loro credenze e delle loro scelte; rendono immutabilmente uniche attività senza tempo che tutti noi abbiamo invece dimenticato.. Arte, Arti,Artigianato.

Ora et Labora.

Non serve sognare la Borgogna se non si conosce il proprio territorio, anzi si rischia di non capirci nulla; i monasteri in questo sono fra i massimi conoscitori del proprio territorio perché a volte da mille anni lo abitano e lo curano.

Quello che molti non sanno è che ci sono delle cose che a monaci e suore riesce bene fare e sono molto bravi a creare da una pianura brulla una comunità florida: questa gente non ha paura del tempo.
Fidatevi se vi dico che sono bravi viticoltori, apicoltori e come tutti sapete strepitosi birrai; quello che però non sapevo è che non tutti i monasteri sono uguali e in ognuno di essi c’è qualcosa che li rende unici.
In alcuni casi ci sono delle persone che ti mostrano quanto sei stato stupido a non prestare attenzione alle piccole cose della terra, a quei movimenti lenti, scanditi da cicli antichi. La natura sa tutto, la natura non si controlla ne si ingabbia, ma lentissimamente si impara a conviverci cercando di poter realizzare con essa un tesoro: il Vino.

Ora et Labora.

A Vitorchiano c’è un monastero trappista, non uno normale (se poi di normalità si può parlare) li c’è un monastero che….. bene da adesso devo scegliere molto bene le parole che userò.
A Vitorchiano c’è un monastero di clausura, dove circa ottanta suore vivono la loro vita di preghiera e lavoro lontane dal mondo e perfettamente integrate in esso, sagge e capaci eppure enigmatiche e sfuggenti: una comunità che ti sorride anche se non si mostra e che coi suoi lavori si mostra.
Perché vi sto dicendo tutto ciò? Perché queste sorelle coltivano un vigneto che hanno strappato sasso dopo sasso, anno dopo anno alla terra. Li la terra è ricca di pietre vulcaniche (il cosi detto peperino) quindi una terra invasa da sassi e rovi.

Ora et Labora.

Dove tutti vedevano una collina gibbosa, piena di gramigna, fetente, spacca schiena, sterile e adatta forse a pascolare le capre, loro hanno visto un eden.
Una persona sola desisterebbe, una famiglia pure, troppo lavoro e pochi frutti almeno a breve termine; ma loro sono una comunità che dal 1957 non hanno mai ragionato a breve termine.
Loro avevano scelto di stare li, avevano scelto di lavorare li, loro avevano scelto di produrre li, e quella terra sebbene tosta e difficile era addomesticabile, ma non a breve termine, bisognava che ci fossero persone che non avevano paura del tempo.

Ora et Labora.

Il lavoro manuale nobilita e ci mette in comunione con il mondo che ci circonda; la fatica crea il rispetto per ciò che mangiamo o beviamo e questo rispetto è una delle basi per la conoscenza di un territorio.
Ma voi vi domanderete che centra tutto questo col vino, abbiate pazienza .
Il lavoro di queste donne ad un certo punto le porta a voler rischiare una scelta difficile, lavorare la terra rispettando la terra, lavorare la vigna non per vincere premi ma per rendere grazia (anche eucaristicamente parlando) a Dio.
Piantare una vigna, con le varietà tradizionali di uve di quella zona: quindi niente merlot o Cabernet, ma solo Trebbiano, malvasia, grechetto e Verdicchio, curare quella vigna senza bisogno di usare qual si voglia prodotto chimico: se deve crescere è per l’ostinazione e per il lavoro non perché diserbanti o pesticidi sono stati utilizati.
In questo ricevono l’aiuto di un Enologo che più di tutto è un fautore di un pensiero: Giampiero Bea uno dei grandissimi del vino mondiale.

Giampiero Bea è un eroe.

In un articolo non si dovrebbe scrivere due volte la stessa cosa, bene Giampiero Bea è un Eroe.
Un Uomo che da sempre parla di un enologia che non è invasiva e che non è finta: per lui i colori e gli odori di un vino vanno incentivati a nascere cosi come sono e non come si vorrebbe; il vino non va domato nè la vigna va piegata alle richieste umane , è l’uomo a piegarsi in quanto è un custode, è un conoscitore, un poeta che recita alla terra una storia fatta di sacrifici e che viene ripagata da un grappolo.
Questa filosofia ha portato Bea a collaborare a volte con alcune aziende (io ne ho trovate fino ad ora due) ma un po’ per le sue etichette che diventano marchio di fabbrica (peraltro io le adoro) un po’ per questa sua filosofia, i vini dove lui consiglia per me sono qualcosa di molto speciale.

Quindi seguendo il principio

Ora et Labora.

Bene le Sorelle Di Vitorchiano producono tre vini! Di cui uno credo sia nato quest’anno e praticamente sono acquistabili solo da loro al monastero (o in un paio di e commerce) questi sono vini che vanno capiti ancor prima che bevuti; due bianchi di cui uno macerato e un rosso.
Cominciamo dal rosso,; subito penserete che io mi stia sbagliando visto che si dice sui manuali “leggi questo senza aver mai bevuto nulla e diventerai un maestro Jedi del vino” che si comincia dai bianchi.
Il rosso delle sorelle si chiama : ”benedic” vendemmia 2016.

Benedic.

Questo vino ha in etichetta tutta la sua storia e credo che sia cosa buona e giusta ricopiarvela
“Questo vino è stato prodotto da noi, monache trappiste da uve rosse coltivate nei pressi del nostro monastero.
Abbiamo ottenuto questo vino dopo una fermentazione spontanea di 15 giorni e senza processi di stabilizzazione forzata. Servire alla temperatura di 14-16 gradi ed usare cura nel manipolare la bottiglia.”
Infine il dato che a me interessava darvi ovvero volume alcolico 11%.

Spettacolo antico !!!!
Quindi nel tempo in cui tutti spingono ad avere vini alcolici, potenti, mille mila volte fruttati e quasi masticabile le nostre eroine si sono impegnate a fare un vino che in italia in un ristorante non ordinerebbero in molti.
Perche?

La risposta più vera e semplice è che il vino anticamente era un alimento, e quando in vigna e in cantina non operi invasivamente, corri il bellissimo rischio di poterti ritrovare con in mano un vino leggero ed elegante.
Un vino che ha il colore quasi rosato che ricorda un po’ il quarzo rosa.
Ora sapete benissimo che io odio fare le schede descrittive e infatti non ve la farò ! fate come me andate a vi torchiano e prendetevene una bottiglia e tuttavia voglio descrivervi questo vino a modo mio

Per me questo è il loro primo vino e continuerò anche coi prossimi due a raccontarveli così.

Il secondo vino di cui stiamo parlando si chiama:

Coenobium vendemmia 2016 igt

L’etichetta recita questo:
“ il nostro attento lavoro, assistito dai cicli della natura, ha permesso di ottenere questo vino da uve prodotto da uve Trebbiano (45%), Malvasia (35%), Verdicchio (20%). Tali uve sono coltivate nel monastero secondo metodi naturali, senza l’uso di trattamenti di chimica di sintesi. Nel rispetto dell’origine naturale delle uve, questo vino non ha subito processi di stabilizzazione forzata.”
Vol 12% produzione 19000 bottiglie numerate.

La grande sorpresa!!
Questo vino lo ammetto lo presi giusto per averlo, e infatti ne comprai solo tre bottiglie (anche del rosso) e me ne sono pentito subito; visto che in questo vino io ci trovo il paradigma di quello che a me piace ovvero fantasia, stupore e tanta sostanza.
Attenzione non voglio dire che questo è uno di quei bianchi legnosi e granitici (che pure in taluni casi mi piacciono) ma solo che nonostante la facilità in cui lo bevi ogni sorso e ogni annusata sono note nuove e su tutto: gli odori delle erbe di campo. Credetemi mi ha fatto veramente impazzire e infatti custodisco gelosamente le altre due (anche se gira che ti rigira mi sa che ci farò un’altra escursione).
Per descrivervi questo vino, potrebbe sembrare che io sia caduto nell’ovvio; ma questo canto per me raffigura benissimo.


Ed infine l’ultimo del nostro incredibile trittico

Coenobium Ruscum vendemmia 2016.

“Vino prodotto da noi monache trappiste, da uve Trebbiano (45%), Malvasia (35%) e Verdicchio (20%), coltivate nei terreni della clausura monastica secondo metodi naturali, senza l’uso di trattamenti di chimica di sintesi. Fermentazione 15 giorni con le bucce. Nel rispetto dell’origine naturale delle uve, questo vino non ha subito processi di stabilizzazione forzata.”
Vol 12% 5.300 bottiglie.

Che vino incredibile!!!!

Inizialmente io ero andato a Vitorchiano per questo vino e non per gli altri e difatti me ne sono portate via un po’ di bottiglie.
L’errore è stato quello di non prendere altre bottiglie anche dei primi due visto la loro bellezza ma questo vino Lettori miei è uno spettacolo.
Un equilibrio vibrante fra la forza di madre natura e la mano ferma e gentile di persone piene di rispetto per essa.
Vedete fare un vino “orange” o macerato buono è molto difficile perche bisogna trovare il compromesso fra auto celebrazione ( sono stato bravissimo ho fatto un vino macerato sei anni nelle bucce) e facilità di beva ; ma in questo la regola monastica fa da integerrima pacificatrice perche queste donne che si sono dedicate ad una vita di preghiera e non di mondanità, una vita fatta da tanto duro lavoro, vogliono creare un vino buono solo e semplicemente buono.
E lo è.
Su tutto domina la mela gentile e matura … ma come al solito io non faccio descrizioni
Ma per l’ultima volta mi avvalgo di un commento musicale

Ora et Labora.

Bene, siamo arrivati alla fine di questo viaggio all’interno di un microcosmo; nel mio caso mi ha fatto riflettere sul essere meno stupidi e non precludersi la possibilità di cambiare idea.
Ci sono però ancora due cose che vi devo dire: in rispetto del luogo e delle persone non ho fatto foto nel monastero , io ci sono andato una domenica e loro di solito la domenica non aprono lo spaccio, l’unico luogo dove è possibile, attraverso una grata comprare le loro cose (per altro tutte strepitose….la marmellata di castagne…. Lo urlo la MARMELLATA ALLE CASTAGNE ) una sola sorella aveva il permesso di parlarci; quella donna, forte aveva un sorriso, che sconvolgeva, poiché era uno sguardo e un viso di una persona che aveva uno scopo; credetemi per strada non sempre ne vedo.
Ed infine A Vitorchiano c’è una delle pochissime (in italia l’unica, in europa non lo so) Statua proveniente dall’isola di Pasqua. Questo Mohai che ti guarda e che è li a ricordarti che i viaggi della vita sono infiniti.

 

 


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